LA META DELLA NOSTRA UMANITA’

Nella settima domenica del tempo di Pasqua la liturgia celebra l’Ascensione del Signore. È un avvenimento descritto in modo particolare nel libro degli Atti degli Apostoli ed è anche un dato fondamentale della nostra fede che professiamo ogni domenica nel Credo: “… è salito al cielo, siede alla destra del Padre.”
Ma cosa vuol dire “è salito al cielo”? Dov’è ora il Signore?
L’avvenimento, è descritto con linguaggio simbolico-biblico. Con le parole cielo, nube si intendono nella Bibbia le realtà eterne e trascendenti di Dio tanto grandi ed infinite da sfuggire all’esperienza dei nostri sensi corporei. Sono tante le dimensioni fisiche e spirituali che, con i nostri limiti, non cogliamo. Anche se esse non risultano percepibili dai nostri sensi non per questo possiamo concludere che non siano reali. Con l’ascensione il Signore passa ad una realtà trascendente oltre le nostre comprensioni umane. Ma non per questo egli è ora meno vicino a noi. In verità quando in una relazione c’è un’unione vera e profonda la distanza fisica non diminuisce il legame ma può addirittura rafforzarlo perché ciò che conta veramente è la comunione dei cuori e dell’anima che è ben più profonda del contatto corporale. È stato importante per gli apostoli l’esperienza diretta con il Signore risorto per quel tempo di “quaranta giorni” descritto nei Vangeli ma essa doveva terminare per iniziare il tempo dell’annuncio e della testimonianza.
Cosa dice a noi concretamente questa solennità oggi? Oggi celebriamo il motivo della speranza cristiana. La preghiera iniziale dice: “…nel tuo Figlio asceso al cielo la nostra umanità è innalzata accanto a te.” Oggi ci ricordiamo ancora una volta che la nostra meta è l’amore, la gioia, la comunione piena ed eterna con Dio. Per questa meta siamo stati creati, viviamo e siamo ora incamminati. Ed è proprio questa speranza il motivo, la forza, l’entusiasmo del nostro agire qui ed ora come l’esempio di tanti santi ci sprona.
Il cristiano è chiamato a vivere questo difficile equilibrio tra terra e cielo, tra agire profondamente in questa vita ed essere protesi a quel “tesoro di gloria” che ci aspetta, che desideriamo e per cui siamo fatti.

Don Francesco Maria

(foto tratta dal web)

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