SE VUOI PUOI GUARIRMI

Colpisce, nella prima lettura, il drastico atteggiamento di esclusione dalla comunità e dal culto di fronte a malattie particolarmente gravi, in questo caso, la lebbra. Nel Vangelo invece, Gesù accoglie il malato, ne ha compassione, lo tocca, vuole la sua guarigione. Egli è il medico che non si accontenta della constatazione della malattia secondo le norme della Legge, ma che può e vuole la vittoria su ogni male.
Oggi, memoria della B.V.Maria di Lourdes, la Chiesa celebra la GIORNATA MONDIALE PER IL MALATO per invitarci a pregare, riflettere e agire da credenti nel tempo della sofferenza e della malattia. Nonostante i grandi progressi dal punto di vista medico e scientifico, di fronte a queste situazioni, l’umanità si trova ancora spiritualmente impreparata, incapace di una risposta vera, non accentandone alcun risvolto positivo se non la rimozione, l’eutanasia (magari camuffata nella formula del “testamento biologico”) o il suicidio assistito.
Il Vangelo c’invita a combattere la sofferenza ma anche ad accettarla cogliendone gli aspetti positivi. La Chiesa da sempre si è impegnata verso gli ammalati e i sofferenti, fondando gli ospedali e prendendosi cura di coloro che venivano allontanati o ignorati. Ma la sapienza del Vangelo ci aiuta a trovare anche i valori buoni della sofferenza. Se essa viene accettata, invece di essere tenuta nascosta o rimossa, fa meno male e semplifica le situazioni. Da evitare invece, è la paura della sofferenza e l’immagine solo negativa di essa. Dalla croce di Gesù in poi, infatti, essa ha assunto un significato redentivo, trasformandosi in un cammino di amore capace di diventare un bene spirituale. Quali sono ancora i suoi aspetti positivi?
La sofferenza fa verità sulla nostra fragilità e povertà e questo ci fa crescere. Essa ci obbliga a gridare verso Dio e a cercare l’aiuto degli altri uscendo dalle nostre pretese di autosufficienza. Essa ci aiuta a capire gli altri ed a comprenderne maggiormente la loro difficoltà e povertà. Ogni prova allora, può diventare un’occasione di crescita di fede, di speranza, di amore verso Dio e verso il prossimo. Non aiuta invece, nella sofferenza darsi delle colpe, fare la vittima, magari pensandola come una punizione di Dio o cercandone la causa in un capro espiatorio. Non aiuta neanche farsi troppi perché, essi non troveranno mai qui una risposta definitiva. Aiuta invece accettare la situazione e passare, con realismo, dal perché al come. Come vivere con fede questa situazione? Come crescere umanamente e cristianamente? Cosa Dio si aspetta da me? In fondo, ciò che fa male non sono gli avvenimenti o gli altri, ma come noi reagiamo a tali cose. È salvando e curando l’anima che si cura e si salva il corpo.

Don Francesco Maria

(foto tratta dal web)

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