COMMENTO AL VANGELO DI DOMENICA 15 NOVEMBRE 2015
XXXIII Domenica del Tempo Ordinario

Il percorso delle feste e dei diversi tempi liturgici sta volgendo alla sua conclusione annuale. Nelle nostre latitudini questo coincide anche con il ciclo delle stagioni. Autunno è il termine del ciclo agricolo, tempo di raccolta, preludio al tempo del riposo nel ritmo ciclico della natura. La liturgia ci porta dunque, a riflettere sulla conclusione del mondo e della storia ed anche sul male e sui dramimagesmi in essi contenuti. “Sarà un tempo di angoscia, come non c’era stata mai…” e nel Vangelo: “dopo quella tribolazione, il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, le stelle cadranno dal cielo e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte”.
Tutta la Scrittura sembra però leggere queste immagini drammatiche con la metafora del parto, segnato dai suoi travagli ma anche dalla gioia della nascita. Ciò che deve nascere è la pienezza del Regno di Dio. È il regno del bene, della pace, della giustizia e la sua venuta è segnata inevitabilmente dalle resistenze del male, dell’ingiustizia, del potere demoniaco.
Di fronte a tutto questo l’uomo scopre anzitutto dentro di sé il germe e l’istinto alla vita e alla giustizia. “In quel tempo sarà salvato il tuo popolo…Molti di quelli che dormono nella regione della polvere si risveglieranno: gli uni alla vita eterna e gli altri alla vergogna e per l’infamia eterna”. Sì, ci sarà per tutta l’umanità il tempo della valutazione e del giudizio. A questo nostro istinto di vita e di giustizia risponde Gesù Cristo rispettivamente con la sua risurrezione ed il suo perdono incondizionato. Sarà lui a soffrire il grande peso del peccato del mondo, a stabilire il perfetto sacrificio con cui “egli ha reso perfetti per sempre quelli che vengono santificati”. Gesù quindi, se anche ci parla con realismo della grande tribolazione, ci invita anzitutto alla speranza. Il mondo, nonostante i molti mali, di cui anche noi stessi siamo oggi spettatori, sta andando verso il bene perché sta camminando non verso l’abisso, ma verso l’incontro con il Dio della gloria di Cristo risorto “E Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria”. Di questa gloria Gesù ci invita già ora a coglierne i segni. “Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l’estate è vicina”. Cerchiamo dunque di diventare noi quei rami teneri, perché il sole dello Spirito faccia nascere da noi germogli di opere buone, segni concreti di speranza e amore eterno, perché l’estate eterna sia già qui adesso anticipata.