CI SARA’ IL TEMPO DELLA RACCOLTA

A conclusione dell’anno liturgico la Chiesa celebra questa domenica la solennità di NOSTRO SIGNORE CRISTO RE DELL’UNIVERSO. Ricorreva l’anno 1925 quando il papa Pio XI, di fronte ai progressi del laicismo nella società moderna e alle grandi ideologie atee che si proponevano come “regni” totalizzanti e definitivi per il genere umano, sentì l’esigenza di ribadire la regalità di Cristo come riferimento ultimo per il mondo. Cristo si è proposto effettivamente come re ed ha parlato del Regno di Dio ma secondo logiche opposte a quelle umane mosse per lo più dalla superbia e dagli egoismi dell’”io”. Gesù regna dall’alto della croce dove, incoronato di spine, rifiutato dagli uomini, dona la sua vita ed il suo perdono per la salvezza del mondo. Egli regna perché ama ed è l’amore il vero “potere” capace di cambiare questo mondo. Egli regna perché unico capace di sconfiggere il peccato e la morte, limiti invalicabili per ogni uomo. Per questo egli ama in modo pieno perché capace di amare fino al dono della vita senza paura di salvare “se stesso”.
Gesù fa sua l’immagine, frequente nella Bibbia, del re-pastore che conduce con bontà e giustizia il suo popolo. Come il pastore buono egli guida, raduna, passa in rassegna, cerca, conduce, cura, fascia, pasce con giustizia, dà la vita per la sue pecore. Da ultimo, come troviamo nella prima lettura, egli giudicherà “fra pecora e pecora, fra montoni e capri”.
Questa profezia del profeta Ezechiele è espressa in modo ampio dal Vangelo di Matteo nell’ultima di quelle tre parabole che richiamano il discepolo alla responsabilità e scelta personale. È l’immagine solenne e potente del giudizio universale, immortalato dall’impareggiabile opera del Michelangelo nella Cappella Sistina. “Quando il Figlio dell’uomo verrà” ci sarà dunque il momento della valutazione, della raccolta delle nostre azioni, del giudizio e questo implicherà una separazione, una distinzione precisa e netta del bene dal male, similmente al Creatore che alle origini del mondo separò le tenebre dalla luce.
Verremo giudicati dall’Amore e secondo il nostro amore. Una valutazione che faremo noi stessi nella misura in cui adesso non accogliamo e non mettiamo in gioco l’’Amore di Dio. Il primo assetato, affamato, straniero, nudo e non accolto dagli uomini è stato proprio Gesù che ora s’identifica con i suoi discepoli ed anche tutti piccoli ed i poveri come lo è stato lui.
Non è per le cose che abbiamo realizzato e per i successi ottenuti che saremo giudicati, bensì per quanto abbiamo amato e seminato di vero bene.
Don Francesco Maria

(foto tratta dal web)

L'immagine può contenere: frutta e cibo