Una volta la Quaresima, coincidendo con la primavera, era anche tempo di grandi pulizie.
Le case contadine venivano spazzate, i vestiti e le coperte lavate, le finestre spalancate per il ricambio con la fresca aria primaverile. Una pulizia esteriore che aiutava quella interiore in
vista della Pasqua.
Forse possiamo interpretare anche così il gesto forte di Gesù della scacciata dei mercanti dal tempio.
Riportato da tutti e quattro i Vangeli, questo gesto profetico s’inserisce in quelle che dovevano essere le azioni forti del Messia atteso: stabilire un nuovo rapporto più limpido
con Dio.
Gesù ha realizzato un nuovo culto, non più legato a sacrifici esterni, a luoghi prestabiliti, a tradizioni e riti esclusivi di un solo popolo, ma un culto nuovo “in spirito e verità” (Gv4).
Anche per noi la Quaresima puo’ essere tempo opportuno per una nuova relazione con Dio contraddistinta da una preghiera più profonda, più vera.
Ma questo nuovo rapporto, diremmo: nuova Alleanza con Dio, puo’ avvenire solo se il nostro stile di vita, il nostro comportamento è sui binari giusti. Per questo la prima lettura di oggi ci riporta le “dieci parole”, i famosi “comandamenti”, espressione più alta e sintetica della religione
mosaica e dell’Antico Testamento.
Essi, ricevuti durante il cammino di libertà verso la
terra promessa, sono sempre stati recepiti dal popolo ebraico come segno di appartenenza a Dio, non come un peso bensì come un dono grandissimo, come “luce per i passi dell’uomo”
(salmo 119).
Con le dovute attualizzazioni queste parole sono riferimenti sicuri anche oggi per il nostro cammino, in un tempo dove spesso ci troviamo confusi e disorientati sulle
scelte da farsi. La nostra preghiera, il nostro celebrare, il nostro dichiararsi credenti, la nostra appartenenza a gruppi o associazioni cristiane non possono essere veri, sinceri ed efficaci se le nostre scelte di vita, i nostri comportamenti sono lontani dai dieci comandamenti.
Ma con le nostre sole forze questo non sarà mai possibile. Tra le nostre fragilità e il buon cammino sui sentieri del vero bene c’è la croce di Gesù “potenza e sapienza di Dio” (II lettura).
Egli, con la sua morte in croce, si è fatto debolezza e scandalo per prendere su di sé, le conseguenze del nostro male. Il suo potente amore assorbe il notro male e ci libera per diventare capaci di bene.
Allora il nostro cuore, il nostro corpo, si riempiono dello Spirito.
Diventiamo anche noi “tempio di Dio”, luogo dove Dio abita e dove è possibile incontrarlo e farne esperienza.

Don Francesco Maria

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