INSEGNAVA CON AUTORITÀ
“Egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi”. Sin dagli inizi Gesù, nelle sue parole, nei suoi gesti e segni potenti, segna una differenza netta dagli uomini religiosi del suo tempo. Egli è la riposta e rivelazione piena di Dio alle attese dell’umanità.
Dio risponde ai nostri desideri profondi ma nello stesso tempo ci coinvolge e ci fa partecipi. Egli ha creato l’universo ma ora continua la sua opera attraverso gli uomini e le donne che generando la vita diventando sui “collaboratori” nella creazione. Così ci ha incaricato di custodire, gestire, valorizzare il creato e, allo stesso modo, di continuare i suoi gesti di amore verso i poveri ed i sofferenti, con le nostre mani, i nostri piedi e il nostro cuore. La risposta di Dio alle nostre aspettative è iniziata con Gesù ma noi, nel suo nome, siamo chiamati a proseguire. Così, Dio ha parlato in pienezza con Gesù ma da anche a noi il compito di parlare nel suo nome in modo efficace.
Nella prima lettura Dio risponde al popolo che desiderava essere guidato promettendo un profeta. Gesù Cristo è la sua riposta piena, egli si presenta anche come “il profeta” atteso, quello capace di una Parola potente, appunto “Un insegnamento nuovo, dato con autorità”. Perché è pienamente autorevole la parola di Gesù? Quali ne sono le componenti fondamentali? Ne riflettiamo perché le stesse caratteristiche devono esserci anche nelle nostre parole se vogliamo siano efficaci. La sua è anzitutto una Parola pregna di fede. Egli è totalmente affidato al Padre ed in sintonia perfetta con la sua volontà e quindi il suo dire diventa efficace come quello del Padre, è una parola che compie ciò che dice.
Quella di Gesù è poi una parola di verità. Cioè limpida, saggia, profonda “viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito, fino alle giunture e alle midolla e discerne i sentimenti e i pensieri del cuore” (Eb 4,12) e per questo forse anche scomoda per chi non si lascia mettere in discussione da lui.
È ancora, e soprattutto, una parola di amore. Quindi potente, capace di trasformare, guarire, liberare, perdonare, conquistare le persone. Ne vediamo subito l’effetto con l’esorcismo su questo uomo posseduto da uno spirito impuro. La sola presenza di Gesù lo fa emergere e la sua parola lo libera. È un dire che sbaraglia colui che invece usa parole con caratteristiche esattamente opposte a quelle di Dio: la parola del diavolo è una parola di menzogna, falsa, doppia, di sfiducia a Dio, contraria alla sua volontà, una parola che schiavizza e lega, una parola di odio, di lusinga e falso amore. Alla luce del Vangelo di oggi esaminiamo, dunque, la provenienza e la qualità delle nostre parole.
Don Francesco Maria

(foto tratta dal web)

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