DIO CHIAMA

Dopo aver celebrato il Natale di Dio che entra nella nostra storia di uomini, in questo tempo liturgico chiamato “ordinario”, siamo invitati a scoprirne la presenza nella quotidianità della vita. Una vita segnata da avvenimenti, cambiamenti, scelte, decisioni importanti. Il credente cerca di vivere tutto questo con fede scoprendovi in essi un’opportunità, una nuova tappa per crescere in meglio. In sostanza vede sempre dietro tutto ciò una chiamata di Dio alla vita e all’amore. Ma cogliere le chiamate di Dio non è facile. Davvero egli ci parla? Oppure è il nostro cuore non ancora “connessione” con Lui?
Questo è quello che è successo al giovane Samuele nonostante abiti stabilmente in un tempio con un vecchio sacerdote. Egli, a dir il vero, sente il suo nome ma non vi indentifica in esso la voce di Dio. Sarà Eli, il vecchio sacerdote, ad aiutarlo a riconoscervi il Signore e a mettersi in Suo ascolto. Da allora Samuele inizia un rapporto vivo con Dio e né mai “lasciò andare a vuoto una sola delle sue parole”. La vera fede è una relazione di fiducia dove, come in ogni relazione, il dialogo è fondamentale. Questo dialogo con Dio si chiama preghiera.
Nel Vangelo vediamo Giovanni Battista che, con molta umiltà, nonostante il suo carisma, invita i suoi discepoli a lasciarlo indicando Gesù come “l’agnello di Dio”, colui che bisogna seguire. “Chi cercate?”, sarà la domanda che riceveranno dal Signore i discepoli. Sono le prime sue parole in questo Vangelo e sembrano davvero rivolte a ciascuno di noi.
“Venite e vedrete”, l’invito successivo è quello di intraprendere un cammino, ovvero una relazione personale stabile e coinvolgente racchiusa in quel verbo “rimanere” che implica un “abitare” nel cuore dell’altro che ti accoglie. La fede prima che un fare qualcosa è un “essere” in Lui sempre più coinvolgente che ti cambia completamente.
San Paolo dirà alla fine del suo cammino: “non sono più io che vivo ma Cristo vive in me”. Per questo, trattando il delicato argomento della purezza del proprio corpo nella dimensione affettivo/sessuale, egli parla della nuova condizione del credente: “Non sapete che i vostri corpi sono membra di Cristo? (…) Non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo, che è in voi? Lo avete ricevuto da Dio e voi non appartenete a voi stessi… glorificate dunque Dio nel vostro corpo!”. Appartenere a Dio può essere qualcosa di bellissimo e grandissimo o qualcosa che sembra imprigionarti. La differenza è dettata dalla fede e dall’amore con cui lo vivi.

don Francesco Maria

(foto tratta dal web)

L'immagine può contenere: una o più persone